Archivio della Categoria 'Il Fatto Quotidiano'

Scudo salva-processi, ecco il piano di Berlusconi

Mercoledì 1 Settembre 2010


il-fatto-q-logo-150.jpg del 31 agosto 2010

Le trame salva-premier sono in pieno svolgimento e a condurre il gioco sono in campo Niccolò Ghedini e Cesare Previti. Allo studio un “decreto” o una “leggina” per mantenere nel congelatore i suoi procedimenti, dato il varo incerto del processo breve. Su questo provvedimento si consumerà il confronto tra il Pdl e i finiani alla riapertura del Parlamento. Il governo vuole testare la fedeltà degli esponenti di “Futuro e libertà” e la conseguente tenuta della maggioranza. Ma nelle stanze di Arcore si sta progettando un piano di riserva nell’eventualità che il premier non riesca a ottenere i voti dei centristi, qualora i finiani decidessero, come dicono, di non votare questa ennesima legge ad personam, che ammazzerà decine di migliaia di procedimenti. Ghedini, sostenuto dai consigli di Previti, rientrato in grande stile all’ombra del premier, pensa a tre via d’uscita.

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Il Valdismo è una confessione evangelica…

Domenica 29 Agosto 2010

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 EMBLEMA ARALDICO VALDESE  (immagine inserita dalla redazione del Vascello.it)

Il Valdismo è una confessione evangelica riformata, le cui origini risalgono al XII secolo. Il fondatore è il mercante Valdo di Lione, detto anche Pietro Valdo, fautore del ritorno della Chiesa e dei fedeli alla povertà evangelica.

Il Sinodo annuale dei Valdesi, principale appuntamento decisionale del movimento, si tiene ogni fine agosto a Torre Pellice, in provincia di Torino.

La Chiesa evangelica valdese è diffusa in Italia da quasi mille anni, e ha 120 luoghi di culto, di cui 41 in Piemonte. Conta nel complesso su 45.000 fedeli, di cui 15.000 nelle cosiddette Valli Valdesi, tutte in provincia di Torino, 15.000 sparsi sul restante territorio italiano (i cosiddetti “valdesi della diaspora”) e 15.000 divisi tra Argentina e Uruguay.

Per secoli, furono oggetto di dure persecuzioni. Ottennero i diritti civili nel 1848 da Carlo Alberto. Da sempre, sono fautori della laicità dello Stato.

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Cosa chiedo a (certi) cattolici [di Paolo Flores d’Arcais]

Sabato 28 Agosto 2010

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[…] UN ATEO e un credente sono separati dalla fede, ovviamente. Per te, amico cristiano, questa vita è solo un passaggio, un preludio alla vita futura che non avrà mai fine, e quanto avviene nella storia umana, e anzi nell’intera vicenda del cosmo, dal big bang in avanti, ha un senso e uno scopo, nasce dalla volontà di Dio. Per me tutto si gioca e si conclude nella finitezza dell’esistenza, la mia morte sarà come quella di una qualsiasi altra scimmia, di un qualsiasi altro organismo. Tutto tornerà come era prima che nascessi, il mondo senza di me e io nel nulla. Un mondo che non ha alcun senso, che è nato dal caso: il senso, alla vita individuale e collettiva, dobbiamo provare a darlo noi, se ci riusciamo. Ma proprio a partire da qui, tra l’ateo e il cristiano è possibile assai più che alleanze e convergenze, è possibile un agire comune. Cristiano è infatti in primo luogo –o almeno dovrebbe, se la parola vuole  avere un senso – colui che ascolta e cerca di applicare il messaggio di Gesù di Nazareth codificato nei vangeli. Dove – aprendo una pagina a caso – viene ricordato che il primo dovere di chi ha fede è quello di stare dalla parte degli ultimi, di dare al povero la metà del proprio mantello, perché è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che per un ricco si apra la porta del paradiso. Dove il Gesù dell’amore e della mitezza diventa furia di intolleranza solo con i mercanti del tempio, perché trasformano un luogo dello spirito in una spelonca di ladri, e con chi dà scandalo ai piccoli, perché sarebbe meglio che si gettasse in mare con una macina al collo, e con i farisei e chi non parla secondo “il tuo dire sia sì sì, no no”, perché ogni “di più viene dal maligno”. […]

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Sempre con Fiat. La tattica del nuovo Bonanni

Venerdì 13 Agosto 2010

La Cisl teme la globalizzazione più di Sergio Marchionne

Le polemiche sindacali sono spesso riservate a pochi addetti ai lavori, ma l’editoriale di Dino Greco su Liberazione di ieri ha il pregio di chiarire, a modo suo, il tema di questi giorni: “Il repellente servilismo di Bonanni”.

Bastava accendere il televisore, mercoledì notte: su Rai3 il leader della Cisl spiegava perché la Fiat aveva deciso di fare ricorso per confermare tre licenziamenti punitivi annullati dal giudice, rassicurava che “in Italia i diritti sindacali sono solidissimi”, ricordava a tutti che quella del Lingotto è “un’azienda che si ricostruisce, che ha pronti nuovi modelli, che vuole investire 20 miliardi di euro in Italia”. 

Giorgio Cremaschi, ala intransigente della Fiom (i metalmeccanici della Cgil che hanno dato battaglia alla Fiat di Sergio Marchionne nella vicenda di Pomigliano d’Arco) constata: “E’ un dato di fatto, quando noi attacchiamo la Fiat, poi Bonanni va in tv a difenderla”. Perfino Europa, quotidiano che una volta faceva capo alla Margherita e ora è il termometro dell’area popolare-cattolica del Pd, si chiedeva pochi giorni fa in un editoriale: “Ma Bonanni fa ancora il sindacalista?”. In quelle ore qualcuno faceva circolare l’indiscrezione – o la calunnia – che Bonanni fosse pronto a lasciare la Cisl per andare al ministero dello Sviluppo economico, al posto di Claudio Scajola. 

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Grillo in politica. E già bagarre. E lui: “Caro Di Pietro? Così Non va”

Martedì 3 Agosto 2010

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 Immagine estranea all’articolo, inserita dalla redazione de Il Vascello Fantasma

di Gianni Barbacetto

“Sì, ci presenteremo a tutte le elezioni possibili e immaginabili”, annuncia il comico genovese. Comunali, provinciali, regionali. Anche nazionali, prendendo le distanze, colpo di scena, da Vendola.

“Sì, ci presenteremo a tutte le elezioni possibili e immaginabili”, annuncia Beppe Grillo. Comunali, provinciali, regionali. Anche politiche nazionali, prendendo le distanze, colpo di scena, sia da Di Pietro sia da Vendola. Il Movimento Cinque Stelle proverà a entrare per la prima volta alla Camera e in Senato. Si candiderà anche Grillo? “No. Beppe Grillo sarà il portatore sano dell’informazione del movimento. Io farò quello che so fare, comunicare, attirare un po’ d’attenzione. Ma spero che tra un po’ non ce ne sarà neanche più bisogno. Non ho alcun incarico nel movimento e non lo voglio avere. Non c’è un segretario, non c’è un tesoriere, non ci sono sedi”.

Diranno che l’“antipolitica” va alla conquista di Roma. “A giorni uscirà in rete la piattaforma del movimento, ci si potrà iscrivere gratuitamente on line, ci conteremo, sapremo chi siamo, discuteremo il programma, faremo le liste. Ognuno conterà uno: un clic, un voto. Non c’è nessun leader, il movimento è il leader di se stesso. Noi siamo un movimento di cittadini, non di politici. Le fusioni, le alleanze appartengono a una logica che per noi è morta. Quando uno di questi ragazzi, di questi cittadini del movimento, entra in un’assemblea elettiva, bè, la apre immediatamente: in Parlamento entrano milioni di cittadini che osservano attraverso una webcam quello che succede e possono proporre progetti della rete, quindi di tutti i più grandi specialisti del mondo. Sul nostro blog scrivono premi Nobel come Joseph Stiglitz, ma anche il ragioniere di Poggibonsi che può spiegargli che le sue teorie sono inapplicabili; Jeremy Rifkin, ma anche un elettricista che può rispondergli: ma che cazzo dici? Ognuno fa la sua proposta e si discute. La rete è questo: uno conta uno. In Italia e in Europa non c’è mai stato un movimento così”.

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Classe digerente [di Marco Travaglio]

Giovedì 15 Luglio 2010

Ricapitolando. Il premier B. ha due processi per frode fiscale e appropriazione indebita, uno per corruzione giudiziaria e un’indagine per minaccia a corpo dello Stato, senza contare prescrizioni, reati depenalizzati (da lui), amnistie, insufficienze di prove, le archiviazioni per decorrenza termini. Il suo braccio destro Previti è un pregiudicato per due corruzioni giudiziarie. Il suo braccio sinistro Dell’Utri è un pregiudicato per false fatture e frode fiscale, poi ha una condanna in appello per mafia, un processo per estorsione mafiosa, uno per calunnia pluriaggravata e un’inchiesta per associazione segreta (la P3). Il suo coordinatore Verdini è indagato per corruzione e P3. Il suo vicecoordinatore Abelli l’hanno appena beccato a prender voti dalla ‘ndrangheta. I suoi ministri Matteoli e Fitto sono a processo, l’uno per favoreggiamento, l’altro per corruzione. Altri due, Bossi e Maroni, già pregiudicati. Fra i sottosegretari, Letta e Bertolaso sono indagati, Brancher è imputato, Cosentino ha un mandato di cattura per camorra e i pm di Roma stanno valutando la posizione del viceministro della Giustizia Caliendo, detto “Giacomino” dai compari di P3. Questo governo-lombrosario gode della piena fiducia (35 volte in due anni) del Parlamento, e ci mancherebbe: lì siedono 24 pregiudicati e 90 fra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. […]

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“Telecom non usi i lavoratori come ostaggi” Camusso (Cgil): “Vedo segni d’imbarbarimento”

Domenica 11 Luglio 2010
il-fatto-q-logo-250.jpg    domenica 11 luglio 2010
di Giorgio Meletti
Roma

“Non so se la Telecom voglia far pesare la procedura per i 3.700 licenziamenti su qualche tavolo di trattativa con il governo per chissà quale partita. Voglio solo augurarmi che qualcuno non abbia pensato di usare i lavoratori come ostaggi”.

Susanna Camusso, numero due della Cgil, affronta la più seria grana sindacale dell’estate, i licenziamenti di Telecom Italia. Una vicenda che promette di infiammarsi, mentre cresce il sospetto che da parte dell’azienda si sia scelta la strada della drammatizzazione per ottenere contropartite da un governo preoccupato per la tenuta sociale, come dimostra il nervosismo del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

Le era mai capitato, come stavolta, l’annuncio di licenziamenti massicci proprio nel giorno dello sciopero nazionale di una grande azienda come Telecom Italia?

Mai. E non fa un bell’effetto. Mi sembra un nuovo, ulteriore elemento di imbarbarimento nei rapporti. E su questo devo dire che il governo ha delle precise responsabilità. Il continuo disprezzo del dialogo con le parti sociali è un modello che questo governo ha imposto. […]

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Telecom, i lavoratori scioperano e Bernabè annuncia 3.700 licenziamenti

Sabato 10 Luglio 2010

 DA LUNEDÌ LA BATTAGLIA AL MINISTERO DEL LAVORO

il-fatto-q-logo-150.jpg di sabato 10 luglio 2010 

di Giorgio Meletti

A quasi due anni dall’inizio della crisi economica mondiale irrompono nello scenario italiano i licenziamenti di massa. I vertici di Telecom Italia hanno annunciato ieri pomeriggio ai sindacati di categoria l’avvio della procedura prevista dalla legge 223 del 1991, quella che regola i licenziamenti collettivi. Nei documenti, che giungeranno lunedì mattina sulle scrivanie dei sindacalisti e dei funzionari del ministero del Lavoro, è scritta una cifra impressionante: 3.700 licenziamenti. La procedura prevista dalla legge dà 75 giorni ai sindacati per discutere con l’azienda, e per chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative, come la cassa integrazione o la messa in mobilità. Sarà una battaglia durissima, che l’azienda ha scelto, forse non a caso, di combattere in piena estate. Ciò che rende ancora più clamoroso l’annuncio di Telecom Italia è il fatto che sia venuto proprio nel giorno dello sciopero nazionale proclamato da tutti i sindacati per protestare contro il piano industriale dell’amministratore delegato Franco Bernabè, caratterizzato soprattutto dai tagli al personale, che è il modo principale escogitato dall’azienda per abbassare i costi di gestione e per difendere la redditività in un mercato che vede le quote dell’ex monopolista e i suoi stessi ricavi in costante erosione. ll pomeriggio di ieri sembrava dedicato alla consueta guerra di cifre sullo sciopero, che è stato comunque un successo. Per i sindacati ha visto l’adesione del 70 per cento dei dipendenti Telecom, con punte dell’80 per cento nei settori più colpiti dalla ristrutturazione, quelli dell’assistenza tecnica e dell’informatica. Per l’azienda hanno scioperato solo il 28 per cento dei lavoratori.

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Telecom, Bernabè e Tronchetti verso lo scontro finale [Il Fatto Q.]

Domenica 4 Luglio 2010

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LA BATTAGLIA DECISIVA ALLA PROCURA DI MILANO

 di Stefano Feltri e Antonella Mascali

Qualcuno giura che Franco Bernabè abbia voluto leggersi personalmente le 500 pagine con cui la giudice dell’udienza preliminare Mariolina Panasiti ha motivato, tra l’altro, il proscioglimento di Giuliano Tavaroli e soci dall’accusa di appropriazione indebita. Significa che, secondo la Gup, gli imputati del dossieraggio illegale condotto per anni dalla Security Telecom, non hanno usato il denaro della società telefonica per scopi personali, ma perché stavano eseguendo ordini dall’alto.

 EFFETTO PANASITI. La richiesta della Panasiti di indagare sulle responsabilità dei vertici Telecom dell’epoca (il presidente Marco Tronchetti Provera, l’amministratore delegato Carlo Buora e altri manager) sta provocando un terremoto dentro la Procura di Milano, dove un’inchiesta condotta per anni non ha mai coinvolto direttamente gli amministratori della società. Il pubblico ministero Stefano Civardi ha già preparato il ricorso in Cassazione contro le conclusioni della Panasiti, insistendo sulla tesi dell’appropriazione indebita, cara anche agli avvocati di Tronchetti, perché è la versione dei fatti che esclude ogni responsabilità del top management. Il duello fra i magistrati milanesi è decisivo, e per questo Bernabè lo segue con tanta attenzione: se scattasse un’indagine mirata sulla gestione Tronchetti Provera della Telecom, per il suo successore al vertice del gruppo telefonico si spianerebbe la strada per proporre all’assemblea dei soci l’azione di responsabilità. Quella linea dura che gli azionisti di minoranza chiedono da tempo (vedi intervista a fianco), e che il manager di Vipiteno finora non ha mai voluto (o potuto) percorrere, attirandosi accuse di debolezza.

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22 giugno nasce “ilfattoquotidiano.it”

Lunedì 21 Giugno 2010

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