Il regime di Marchionne e Confindustria [Liberazione]
Venerdì 13 Agosto 2010
leggi tutto: il-regime-di-marchionne-e-confindustria.pdf
leggi tutto: il-regime-di-marchionne-e-confindustria.pdf
… Nonostante sia stato più volte sollecitato un formale pronunciamento del ministero circa le disponibilità del governo, le risposte fornite sono, ad oggi, evasive ed interlocutorie.
Il governo deve esplicitare il proprio ruolo e le proprie disponibilità concrete per agevolare una soluzione positiva della vertenza, non può continuare con la “politica dello struzzo”.
Telecom deve modificare radicalmente la propria proposta.
Un ulteriore incontro sarà convocato nei prossimi giorni da parte dei rappresentanti del governo.
la Segreteria Nazionale SLC-CGIL
leggi tutto: telecom-com-slc-su-incontro-mise-pi-telecom-27-7-10.doc
“Domani il confronto deve cominciare a produrre avanzamenti concreti altrimenti rischiamo che ad una tragedia occupazionale si sommi una farsa”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi di SLC-CGIL, in vista del prossimo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico che si terrà domani alle ore 14,00.
Nessuna risposta da parte aziendale è arrivata su una precisa richiesta del sindacato finalizzata ad esplorare nel dettaglio la condizione di ogni settore e linea aziendale allo scopo di verificare carenze di organico o possibili processi di riconversione professionale utili a minimizzare la portata di eventuali esuberi.
La SLC CGIL, nel ribadire in toto le posizioni contenute nell’ordine del giorno del coordinamento nazionale Telecom del 14 giugno 2010, giudica gravi e sbagliate le posizioni aziendali, che prefigurano unilaterali ipotesi di risoluzione degli esuberi dichiarati assolutamente inaccettabili, a fronte del rifiuto a rivedere un piano industriale di stampo assolutamente difensivo che non assicura sviluppo industriale e certezze occupazionali per una delle aziende strategiche per il paese. Un ulteriore incontro è fissato per martedì 27 luglio p.v.. Nel corso di tale incontro sarebbe auspicabile che il governo, che ha fin qui svolto una funzione notarile, fornisse una valutazione di merito sulla posizione rigida dell’azienda ed una maggiore chiarezza sulle disponibilità che ritiene di poter spendere al tavolo.
la Segreteria Nazionale SLC-CGIL
[…] Oggi la Cgil viene governata a maggioranza e questa maggioranza si considera l’intero sindacato. Tanto che per la prima volta nella sua storia il congresso ha cambiato lo statuto senza coinvolgere la minoranza. Un vero atto di ottusità antidemocratica. …
Paolo Persichetti
Ci sarà una poltrona vuota nella nuova Segreteria nazionale della Fiom eletta ieri dal Comitato centrale del sindacato metalmeccanico. Fausto Durante, esponente della minoranza che fa capo alla mozione del segretario confederale Guglielmo Epifani, ha scelto di non occupare il posto che gli era riservato. I componenti sono scesi così da cinque a quattro. La scelta di non sostituirlo va interpretata come un segnale di apertura da parte della maggioranza guidata dal nuovo segretario Maurizio Landini.
Abbiamo chiesto a Giorgio Cremaschi, appena eletto presidente del Comitato centrale, come interpreta questa situazione. Cremaschi, siamo di fronte ad un colpo di coda della vicenda congressuale, alla reazione a distanza per una sconfitta ancora non ben digerita? Oppure c’è dell’altro? Ci troviamo di fronte all’accelerazione di una discussione politica tra la maggioranza della Fiom e la Cgil.
leggi tutto: il-problema-cgil.pdf
Estratto da un documento de “La CGIL che vogliamo“:
Esercitare una funzione propositiva significa recuperare i cardini fondamentali indicati nel nostro documento: discontinuità, cambiamento e innovazione.
Su questa base siamo chiamati ad un livello più alto di responsabilità programmatica, in un percorso di approfondimento e aggiornamento dei contenuti della mozione congressuale.
Assetti della contrattazione come strumento forte di redistribuzione del reddito e superamento delle disuguaglianze. Definizione del nuovo modello contrattuale. Riconferma e centralità del Contratto Nazionale. Estensione qualitativa e quantitativa della contrattazione aziendale. Nuova articolazione del rapporto tra legislazione e contrattazione, a maggior tutela delle fasce e dei settori più deboli.
Riunificazione del mercato del lavoro. Quali nuovi strumenti di accesso al lavoro unificati verso il contratto di lavoro a tempo indeterminato.Lotta alla precarietà. Estensione dei diritti.
Nuovi modelli di relazioni sindacali. Verifica della rappresentanza e della rappresentatività. Democrazia e strumenti referendari in capo ai destinatari di accordi sindacali. Intervento legislativo.
Natura e ruolo del sindacato. CGIL agente contrattuale e non organizzatore di servizi. Rinnovo delle deleghe. Democrazia degli iscritti nei meccanismi di formazione delle decisioni e degli assetti dirigenti.
Democrazia interna agli organismi. Apertura discussione e confronto. Rapporto coi movimenti e la società civile. Superamento della pericolosa combinazione di un sindacato debole all’esterno e autoritario all’interno.
Queste continuano ad essere le nostre priorità. […]
[n.d.r.: Il grassetto rosso è della redazione del Vascello]
Leggi la rassegna stampa sull’argomento: nasce-la-cgil-di-opposizione.pdf
Cgil e Fiom in teoria sono la stessa organizzazione Ma sulla Fiat e sul futuro di Pomigliano hanno idee opposte
di Salvatore Cannavò
Ma Fiom e Cgil non sono lo stesso sindacato? La domanda è legittima, osservando gli ultimi eventi di cronaca. Mentre a Torino, allo stabilimento di Mirafiori, gli operai scioperano e fanno un corteo in solidarietà con Pomigliano, con adesioni all’80 per cento (secondo la Fiom), il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, dalle colonne del Corriere della Sera, bacchetta sia la Fiat che la Fiom e chiede a entrambe “di ascoltare la Cgil”. “Se fossimo stati coinvolti prima le cose andrebbero meglio”, dice Epifani che chiede alla Fiat di concedere due modifiche all’accordo su diritto di sciopero e malattia, perché si violano diritti fondamentali, e alla Fiom di dare la disponibilità alla firma. “Abbiamo due anni di tempo per ricomporre una frattura che è ricomponibile”, avverte Epifani. Dalla Fiom, però, gli risponde Giorgio Cremaschi, leader della sinistra interna alleata al segretario Maurizio Landini: “Se l’accordo è incostituzionale bisogna dire di no senza tentennamenti”. Di converso, Fausto Durante, della minoranza Fiom legata a Epifani, dice invece che se il 22 giugno vinceranno i sì “la Fiom dovrà firmare l’accordo”. Il quadro è quindi quello di una dialettica interna che si fa scontro aperto, di dissidi che invece di ricomporsi si acuiscono e che probabilmente si aggraveranno nel prossimo futuro.
leggi tutto: sindacato-spaccato.pdf
La relazione di Guglielmo Epifani ha confermato con chiarezza tutte le ragioni del nostro dissenso. Anzi, le ha accentuate. Condividiamo naturalmente i valori di fondo, la lotta per la pace, per la democrazia, per la Costituzione e contro le discriminazioni. Però, appena entriamo nel concreto, non siamo più daccordo. La relazione ha sostanzialmente aperto sia nei confronti del Governo, sia nei confronti della Confindustria, sia nei confronti di Cisl e Uil. Nei confronti del Governo le critiche sulla politica economica non portano a una vera piattaforma sociale alternativa, ma a richieste minimaliste sull’occupazione e, ancora una volta, all’ennesimo e non chiarito appello alle necessità dello sviluppo. Con Cisl e Uil si fa un passaggio che mette sotto tono le ragioni vere del contendere e rilancia invece la necessità dell’unità qui ed ora, con il classico facciamo tutti un passo indietro. Ma il punto più grave è quello sul sistema contrattuale, peraltro già annunciato al congresso della Fiom. Epifani propone un semplice aggiustamento dell’accordo, chiede di essere riammesso al tavolo, non si propone più di ribaltare i contenuti di fondo dell’intesa separata, anche perché valorizza tutti gli accordi di categoria che la applicano. E’ significativo che su questo punto la Confindustria abbia subito dato delle disponibilità.
C’è una debolezza e una contraddizione di fondo nella proposta della relazione. Da un lato si dice che la crisi sia grave, che le contraddizioni crescono, si fa riferimento al dramma della Grecia, e poi però si propongono soluzioni minimaliste di rientro e riappacificazione. Non ci siamo proprio, in questo modo la Cgil rischia o di accettare cose che fino a poco tempo fa considerava inaccettabili, oppure di trovarsi in una terra di nessuno, nella quale si sono offerte disponibilità che ti indeboliscono senza neppure essere accolte dalle controparti. Epifani si fa forte del consenso di una maggioranza superiore all’80%, per questo può proporre una linea molto più moderata di quella con cui ha avviato il congresso. Significative, tra l’altro, le aperture fino a poco tempo fa impensabili sul ponte di Messina o sul nucleare e la disponibilità a ridurre i costi dei contratti pubblici in cambio di risultati sull’occupazione. Proprio per questo per la mozione La Cgil che vogliamo è arrivato il momento della decisione. Si tratta di dire di no a questa impostazione della relazione e di continuare l’impegno dentro e oltre il congresso. I boati di dissenso che hanno accolto Angeletti, Bonanni, Sacconi, Marcegaglia, dicono che nella Cgil c’è una domanda di conflitto che è ben più vasta di quella che viene espressa dagli equilibri congressuali. Roma, 5 maggio 2010 Giorgio Cremaschi (Rete 28 Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale)
Il XXV Congresso nazionale della Fiom ritiene indispensabile che, di fronte al continuo aggravarsi delle condizioni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori per il perdurare della crisi, al crescente attacco ai diritti, alle condizioni e ai contratti di lavoro; di fronte all’aggressione continua nei confronti della Costituzione, la Cgil assuma come propria assoluta priorità la costruzione di un movimento di lotta, di opinione pubblica e di partecipazione democratica in grado di cambiare la situazione.
Con il perdurare della crisi si sviluppa l’attacco ai livelli dell’occupazione, la crescita del precariato e della disoccupazione. Le imprese danno corso a profondi processi di ristrutturazione, al centro dei quali c’è la riduzione del costo e l’aumento dei carichi di lavoro. La crisi economica e finanziaria agisce pesantemente anche sui conti pubblici mentre perdurano l’evasione e l’elusione fiscale. L’equilibrio dei conti pubblici per il Governo e per la Confindustria diventa lo strumento per aprire la via a nuove privatizzazioni, fino a quella dell’acqua, alla messa in discussione delle pensioni, della scuola e della sanità pubblica. Con l’accordo separato del 22 gennaio 2009 è partita l’offensiva finale al contratto nazionale e più in generale alla libertà di contrattazione. La successiva Legge sull’arbitrato, rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica, è una semplice applicazione di quell’accordo e più in generale di una strategia definita nel “Libro bianco” del ministero del Lavoro, della flessibilità e della individualizzazione del rapporto di lavoro, le basi per un sistema di relazioni sociali fondato sul dominio dell’impresa. La Cisl e la Uil hanno scelto di sostenere questo disegno.
[il grassetto è nostro. N.d.r.]
i punti del documento:
1. LA LOTTA PER IL LAVORO, I CONTRATTI E LA DEMOCRAZIA
2. LA DEMOCRAZIA IN CGIL
3. DIFESA DELLA COSTITUZIONE E DELLA PACE
4. IL MANDATO CONGRESSUALE DELLA FIOM
leggi tutto: doc-politico-di-gianni-rinaldini-fiom.pdf
CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro
Dipartimento Politiche attive del Lavoro
Roma, 11 marzo 2010
Care compagne e cari compagni,
nella giornata di oggi 11 marzo si è consumata una grave rottura tra le organizzazioni sociali. Approfittando di una convocazione del Ministro del lavoro per discutere di “modulazione dell’orario di lavoro in funzione della conciliazione delle necessità di conciliazione”, su iniziativa della Cisl, cui si sono accodate le altre organizzazioni sindacali e cui ha fatto riscontro la condivisione di quelle datoriali, si è proceduto alla stipula di una “Dichiarazione comune” in materia di arbitrato. Secondo questo testo, le parti si impegnano a dare corso al negoziato per definire linee guida per l’utilizzo, convenendo che l’arbitrato secondo equità non dovrà applicarsi alle “controversie in materia di risoluzione del rapporto di lavoro”. Il Ministro ha “preso atto con favore” e si è impegnato a fare propri i contenuti del futuro avviso comune come base per il decreto che spetterà a lui emanare.
La Cgil ha espresso il suo netto dissenso sul metodo, davvero inaccettabile, e si è dichiarata indisponibile sul merito, giudicando la legge pessima e le norme sull’arbitrato e sulla certificazione, non toccata dalle parole della dichiarazione comune, a forte rischio di incostituzionalità. Di seguito di riportiamo il comunicato emesso al termine dell’incontro:
“La legge sulla certificazione e l’arbitrato è sbagliata e incostituzionale, per questo non solo la via dell’avviso comune non è percorribile ma svilupperemo tutte le iniziative necessarie per cambiarla, a partire dallo sciopero generale di domani”. E’ quanto afferma Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, dopo la dichiarazione di intenti per un avviso comune in materia di arbitrato, siglata oggi dalle parti sociali ad esclusione della Cgil.
“In una riunione convocata al ministero del Lavoro su altro argomento - aggiunge il dirigente sindacale - si è consumato un accordo separato sull’applicazione di una legge che, come è noto, la Cgil non condivide. Perché lo si è voluto fare e proprio oggi? La legge, che per altro non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, prevede un anno di tempo prima di entrare in vigore. Tutto questo lascia pensare che si sia voluto operare in modo preordinato una grave rottura tra le parti, con la complicità del governo, alla vigilia dello sciopero generale”.
“A questa legge sbagliata, e a questo accordo sbagliato, - conclude Fammoni - reagiremo con tutte le iniziative necessarie, a partire dallo sciopero di domani, con una capillare informazione, con assistenza legale ai lavoratori e attivando i percorsi per fare emergere la sua incostituzionalità”. Seguirà nei prossimi giorni un esame dettagliato dei problemi lasciati irrisolti dalla “Dichiarazione comune”. Cordialmente
Il Segretario Confederale Fulvio Fammoni
Il Coordinatore del dipartimento Claudio Treves