Siamo lavoratori e lavoratrici di varie aziende di Torino e provincia che oggi sono in piazza perché stiamo subendo sulla nostra pelle gli effetti della crisi economica. Siamo lavoratori da mesi senza stipendio, cassintegrati, in mobilità, precari ai quali non è stato rinnovato il contratto, vittime sacrificali di una crisi di cui spesso sembrano non se ne colgano i responsabili. Eppure essi sono vicino a noi, hanno nomi e volti ben precisi: sono i “nostri” manager, i “nostri” Amministratori Delegati, i “nostri” Consigli di Amministrazione, coloro che in questi anni ci hanno spremuto (spesso con stipendi che non arrivano a 1000 euro al mese), coloro che, insieme ai loro amici banchieri, hanno rastrellato denaro e profitti ed ora, dopo aver mandato a picco l’economia, decidono che le “perdite” devono essere divise fra noi lavoratori.
Di fronte a questo scempio avevamo due alternative: la depressione più acuta e la ricerca di una soluzione individuale (quando siamo fortunati); oppure reagire e dire basta. Abbiamo scelto questa seconda strada: ci siamo organizzati in assemblee permanenti o collettivi, abbiamo fatto scioperi, presidiato o occupato le nostre aziende, organizzato presidi e manifestazioni nella città, intentato cause legali, il tutto per difendere il nostro lavoro e il nostro salario. Il 27 febbraio scorso ci siamo riuniti, eravamo in tanti/e. Abbiamo detto: basta ignoranza, basta divisione, basta delega a funzionari politici o sindacali.
I nostri diritti dobbiamo difenderceli prima di tutto da soli/e, perché nessuno lo farà al posto nostro, e soprattutto nessuno lo farà se non alzeremo la voce e scenderemo in lotta. Per questo abbiamo dato vita ad ALATO: l’Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati di Torino. Sappiamo che non siamo i soli a subire gli effetti della crisi: per questo partecipiamo insieme agli insegnanti e agli studenti allo sciopero e alla manifestazione contro la Riforma Gelmini e i pesanti tagli al personale della Scuola, della Ricerca e dell’Università. Siamo qui parlare con voi, per scambiarci le esperienze, per manifestare insieme la nostra rabbia e la nostra volontà di resistere, di non regalare il nostro lavoro,il nostro reddito, la nostra vita, ai “nostri” padroni e ai “nostri” governanti.
L’ultimo schiaffo del governo Berlusconi ci è arrivato pochi giorni fa: con il “collegato lavoro” alla Legge Finanziaria (d.lgs 1167), è stato picconato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, una delle grandi conquiste dei nostri genitori, che tutela il lavoratore da licenziamenti discriminatori ed immotivati. Con l’introduzione dell’”arbitrato”, si apre la stagione dei contratti individuali e si smantella il CCNL, col suo portato di tutele e diritti che esso comporta. Ci vogliono agnellini mansueti pronti al sacrificio quando i padroni ne hanno l’esigenza, pronti a ringraziare per lavori precari a stipendi di merda che ci vorranno elargire…
Di fronte a questa ennesima “rapina a mano armata” dei nostri diritti, a questa ennesima frustrazione dei nostri interessi, non ci rimane che… resistere, metterci di traverso, difenderci. Insieme dobbiamo farlo, insieme possiamo farcela.
I lavoratori e le lavoratrici di ALATO (Agile/Eutelia, Azimut Yachts , Bibliocoop-Università di Torino, Comdata, Cooperative Sociali, E-Care, Fiat Mirafiori, Lear, Omnia/Voicity, Scuola, ex-Thyssenkrupp)