Archivio della Categoria 'Precariato'

POMIGLIANO NON SI ARRENDE!

Venerdì 9 Luglio 2010

IL REFERENDUM SULL’ACCORDO-TRUFFA IMPOSTO DALLA FIAT AI LAVORATORI DI POMIGLIANO, CHE HANNO DIMOSTRATO DI NON PIEGARSI AI DIKTAT DI MARCHIONNE, PARLA IN REALTÀ A TUTTI I LAVORATORI ITALIANI CHE RISCHIANO SERIAMENTE PER LE PROPRIE CONDIZIONI DI LAVORO. ORMAI IL DISEGNO DELLA BORGHESIA ITALIANA È QUELLO DI UNA “MELFIZZAZIONE“ DA ESTENDERE A TUTTI I LUOGHI DI LAVORO ESPELLENDO DAGLI STESSI QUALUNQUE RESIDUO DI CONFLITTUALITÀ. 

♦ QUALI PROSPETTIVE DOPO IL REFERENDUM PER SALVAGUARDARE LA CONDIZIONE DEI LAVORATORI

♦ RESISTERE A POMIGLIANO PER RILANCIARE LA LOTTA ED ESTENDERE I DIRITTI DI TUTTI I LAVORATORI 

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VENERDI’ 2 LUGLIO SCIOPERO GENERALE. La lotta di Pomigliano è la lotta di tutti!

Giovedì 1 Luglio 2010

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I padroni per tenere alti i loro profitti cercano tutti i modi per tagliare i salari e speculare. I governi italiano e europeo, che, non abbiamo dubbi, rappresentano gli interessi di industriali, banchieri ecc, stanno varando norme e provvedimenti per aumentare lo sfruttamento di chi lavora e garantire alti profitti alle imprese.

 In Grecia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Italia si stanno applicando le identiche misure: drastici tagli allo Stato sociale, aumento dell’età pensionabile (anche per le donne), attacchi alle condizioni dei dipendenti pubblici come grimaldelli per poi affondare su quelli privati…

Nel nostro Paese, questa strategia dettata dai vincoli di Maastricht e dai dettami della BCE, assume un carattere “variabile”, attraverso due passaggi chiave:

 1.      Attraverso la prossima finanziaria, che segue il “collegato lavoro” e il “permesso di soggiorno a punti”, ed anticipa la modifica degli artt. 41 e 118 della Costituzione, si affonda pesantemente il coltello nella carne di chi lavora, col solo effetto di tamponare momentaneamente la crisi, destinata ad aggravarsi ulteriormente nel prossimo futuro.

leggi tutto: venerdi-2-luglio-sciopero-generale.pdf

 

ALATO – Assemblea Lavoratori Autoconvocati Torino – www.alato.org

Certificazione, arbitrato e depotenziamento della giurisdizione: la scure del governo sui diritti dei lavoratori

Giovedì 18 Marzo 2010

Premessa Le disposizioni che disciplinano il processo del lavoro costituiscono il segmento di chiusura dell’ampio spettro ideale costituito dalle norme dettate a tutela del lavoratore, siano esse frutto di precetto legale che di contrattazione collettiva. Quelle disposizioni regolano quindi le procedure attraverso le quali, in caso di contestazione, i diritti di chi lavora possono ritenersi effettivi nel loro godimento: un diritto non esercitabile e non azionabile nei confronti del datore di lavoro per via giudiziaria non è, di per sé, un vero diritto, bensì un’inutile petizione di principio. D’altra parte è anche vero che, per converso, un diritto azionabile per via giudiziaria ma ottenibile solo a distanza di molti anni, costituisce anch’esso un parziale fallimento del predetto sistema normativo di tutela costituito dal diritto del lavoro e dal diritto sindacale. La giustizia del lavoro, com’è noto, vede nel 1973 un punto cruciale di svolta, ovvero l’approvazione della legge n. 533/1973, attraverso la quale è stato riformato il processo del lavoro. E’ stato così introdotto nel sistema processualistico civile un rito speciale che, soprattutto nei primi anni di vita, ha dato un’ottima prova di sé, tanto da assurgere a “modello” per altri settori dell’ordinamento. Tutt’ora la gran parte dei processualisti e dei magistrati, nonché dei giuslavoristi, considerano il processo del lavoro come un esempio di efficienza e di efficace risposta alla domanda di giustizia dei lavoratori (ma anche dei datori di lavoro). Nel tempo, tuttavia, si sono accumulati diversi fattori che hanno reso assai difficile la gestione delle controversie di lavoro, come ad esempio il forte aumento della litigiosità in materia previdenziale che ha letteralmente “intasato” gli uffici giudiziari contribuendo ad aumentare lo spaventoso arretrato della giustizia civile nel suo complesso. 

Leggi Tutto: certificazione-arbitrato-depotenziamento-giurisdizione.pdf

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VOI SPECULATE, NOI CI PRENDIAMO LE PIAZZE - UNITI CONTRO LA CRISI

Venerdì 12 Marzo 2010

Siamo lavoratori e lavoratrici di varie aziende di Torino e provincia che oggi sono in piazza perché stiamo subendo sulla nostra pelle gli effetti della crisi economica. Siamo lavoratori da mesi senza stipendio, cassintegrati, in mobilità, precari ai quali non è stato rinnovato il contratto, vittime sacrificali di una crisi di cui spesso sembrano non se ne colgano i responsabili. Eppure essi sono vicino a noi, hanno nomi e volti ben precisi: sono i “nostri” manager, i “nostri” Amministratori Delegati, i “nostri” Consigli di Amministrazione, coloro che in questi anni ci hanno spremuto (spesso con stipendi che non arrivano a 1000 euro al mese), coloro che, insieme ai loro amici banchieri, hanno rastrellato denaro e profitti ed ora, dopo aver mandato a picco l’economia, decidono che le “perdite” devono essere divise fra noi lavoratori.

  Di fronte a questo scempio avevamo due alternative: la depressione più acuta e la ricerca di una soluzione individuale (quando siamo fortunati); oppure reagire e dire basta. Abbiamo scelto questa seconda strada: ci siamo organizzati in assemblee permanenti o collettivi, abbiamo fatto scioperi, presidiato o occupato le nostre aziende, organizzato presidi e manifestazioni nella città, intentato cause legali, il tutto per difendere il nostro lavoro e il nostro salario. Il 27 febbraio scorso ci siamo riuniti, eravamo in tanti/e. Abbiamo detto: basta ignoranza, basta divisione, basta delega a funzionari politici o sindacali.

I nostri diritti dobbiamo difenderceli prima di tutto da soli/e, perché nessuno lo farà al posto nostro, e soprattutto nessuno lo farà se non alzeremo la voce e scenderemo in lotta.  Per questo abbiamo dato vita ad ALATO: l’Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati di Torino.  Sappiamo che non siamo i soli a subire gli effetti della crisi: per questo partecipiamo insieme agli insegnanti e agli studenti allo sciopero e alla manifestazione contro la Riforma Gelmini e i pesanti tagli al personale della Scuola, della Ricerca e dell’Università. Siamo qui parlare con voi, per scambiarci le esperienze, per manifestare insieme la nostra rabbia e la nostra volontà di resistere, di non regalare il nostro lavoro,il nostro reddito, la nostra vita, ai “nostri” padroni e ai “nostri” governanti.

  L’ultimo schiaffo del governo Berlusconi ci è arrivato pochi giorni fa: con il “collegato lavoro” alla Legge Finanziaria (d.lgs 1167), è stato picconato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, una delle grandi conquiste dei nostri genitori, che tutela il lavoratore da licenziamenti discriminatori ed immotivati. Con l’introduzione dell’”arbitrato”, si apre la stagione dei contratti individuali e si smantella il CCNL, col suo portato di tutele e diritti che esso comporta. Ci vogliono agnellini mansueti pronti al sacrificio quando i padroni ne hanno l’esigenza, pronti a ringraziare per lavori precari a stipendi di merda che ci vorranno elargire…

   Di fronte a questa ennesima “rapina a mano armata” dei nostri diritti, a questa ennesima frustrazione dei nostri interessi, non ci rimane che… resistere, metterci di traverso, difenderci. Insieme dobbiamo farlo, insieme possiamo farcela.

      I lavoratori e le lavoratrici di ALATO (Agile/Eutelia, Azimut Yachts , Bibliocoop-Università di Torino, Comdata, Cooperative Sociali, E-Care, Fiat Mirafiori, Lear, Omnia/Voicity, Scuola, ex-Thyssenkrupp) 

“Figlio mio, lascia questo Paese” di Pier Luigi Celli [La Repubblica.it]

Martedì 15 Dicembre 2009

SCUOLA & GIOVANI

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito “Figlio mio, lascia questo Paese”

 Un’aula dell’Università di Bologna

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

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Contratto & Esuberi. Alcuni motivi per scioperare con i lavoratori di tutte le categorie

Martedì 20 Ottobre 2009

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Occupazione, Esuberi, Contratti di solidarietà 

 Leggi il comunicato completo: scioperogenerale_motivazion-telecom_23102009.doc

 La vicenda degli esuberi Telecom l’anno scorso è terminata con l’accordo per la messa in mobilità di 5.000 lavoratori, quest’anno, dopo la minaccia di 470 licenziamenti azienda, confederali e ministero del lavoro si sono accordati per i contratti di solidarietà. Questi colleghi lavoreranno meno, ma perderanno oltre 4.000 euro in due anni… Il ricorso ai soldi pubblici (mobilità e contratti di solidarietà), nostri soldi, il taglio allo stipendio dei 1.054 colleghi (oggi, e domani può toccare ad ognuno di noi) è uno scandalo in un’azienda che ha chiuso l’anno scorso con 1,5 milioni di euro d’utile e che ha distribuito un dividendo agli azionisti di oltre 1 miliardo di euro! 

Se c’è un problema di mancanza di lavoro e, quindi, di posti di lavoro questo si affronta internalizzando le attività che Telecom da tempo da’ all’esterno, aumentando la consapevolezza e i diritti dei lavoratori di qualsiasi azienda e lottando, assieme a loro, per la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, un punto questo alla base dello sciopero generale di venerdì 23 ottobre.

I 6 Lavoratori in sciopero davanti all´Agusta Westland di Vergiate. Hanno Vinto dopo 30 giorni di sciopero consecutivi!

Venerdì 10 Luglio 2009

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L´Auto Mot Service ed il Consorzio GAM hanno firmato l´accordo, ritirando licenziamenti e trasferimenti, riconoscono il livello adeguato alle mansioni svolte, rispetto delle norme sulla sicurezza, differenze retributive arretrate e rimborso delle giornate in sciopero! I lavoratori in sciopero rivendicavano principalmente la sicurezza sul posto di lavoro, costretti ad entrare all´interno del macchinario che gestivano per sistemare i vari problemi tecnici e meccanici della macchina. In questo modo Agusta risparmiava tempo, per la rapidità d’intervento, e soldi, per i costi elevatissimi che hanno i tecnici specializzati esterni che riparano quel tipo di macchinario. Ciò nonostante i lavoratori in sciopero sono stati prontamente licenziati e sostituiti da sei operai, anche grazie alla FIOM Agusta che indicava alla cooperativa i nominativi dei crumiri che dovevano entrare al posto dei 6 in sciopero. […] vogliamo dare un segnale chiaro e positivo anche a cgil-cisl-uil che, pur avendo tutte le agevolazioni per poter svolgere sindacato all’ interno dell´Agusta, in quanto firmatari di ccnl e proni alle logiche concertative e politiche, hanno dimostrato il loro scarso interesse, se non aperta avversione nei confronti dei 6 lavoratori […] 

Leggi il comunicato: agusta-westland-di-vergiate.pdf

fonte: assemblealavoratori@yahoogroups.com

12 giugno: Non un passo indietro

Giovedì 18 Giugno 2009

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Migliaia di lavoratori del Gruppo Telecom e delle aziende esternalizzate si sono riversati nelle vie di Roma per dire un chiaro NO a qualsiasi accordo che preveda perdita di salario o di posti di lavoro.

Un sentimento condiviso su ogni striscione e su ogni volto di collega giovane o anziano, prossimo alla pensione o meno. Come Sindacalismo di Base abbiamo, con successo, stimolato la partecipazione auto-organizzata dei lavoratori a fronte del fatto che tutti potessero essere responsabilizzati ad esprimere la loro idea rispetto alla trattativa in corso liberi dalle costrizioni di appartenenza sindacale. In questo senso le affermazioni di netta contrarietà all’accordo sono state particolarmente rafforzate da questa manifestazione. … LEGGI TUTTO IL COMUNICATO: sciopero12.doc

 

Sacconi dà l’ultimatum a Bernabè [ZeusNews]

Lunedì 15 Giugno 2009

Dopo il successo della manifestazione sindacale del 12 giugno, il ministro Sacconi dichiara che se Telecom Italia non ritira i licenziamenti è inaffidabile.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 14-06-2009] - http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=10545&numero=999

 Erano parecchi anni che i sindacati dei lavoratori Telecom Italia non riuscivano a mobilitare così tanta gente: il 70% dei lavoratori ha aderito alla giornata di sciopero del 12 giugno e diverse migliaia hanno sfilato a Roma sotto il Colosseo.

Il Ministro Sacconi ha commentato con una dichiarazione di fuoco la volontà dell’azienda di non ritirare i licenziamenti: “Telecom Italia è un’azienda che può non ricorrere ai licenziamenti e utilizzare strumenti come cassa integrazione e solidarietà. Se non lo farà sarà giudicata inaffidabile e si porrà in una situazione pericolosa, pertanto la invito in modo fermo a ritirare i licenziamenti e a riprendere la trattativa”.

Certo, Bernabè non si aspettava una risposta del genere da parte di un esecutivo di centrodestra che da tempo dimostra di avere scarsa fiducia nelle sue capacità.

In caso di ritiro dei 470 licenziamenti, il capo del personale Migliardi non riuscirebbe più a condizionare il sindacato sulla questione dei trasferimenti a seguito della chiusura delle 22 sedi territoriali in tutta Italia.

Dal 16 giugno intanto 70 lavoratori della Telecom Italia Learning Services della sede dell’Aquila, l’ex settore della formazione Telecom ceduto a privati, oltreche terremotati, saranno sulla strada perchè licenziati. Per ora, Bernabè e Cicchetti, suo massimo collaboratore nonché aquilano, negano ogni corresponsabilità nella vicenda.

TELECOM: RIUSCITA SCIOPERO E MANIFESTAZIONE E’ SUCCESSO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

Lunedì 15 Giugno 2009

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ringraziano le lavoratrici e i lavoratori di Telecom Italia, delle aziende esternalizzate, di Sparkle, per l’adesione allo sciopero del 12 giugno e per la riuscita manifestazione nazionale a Roma.

L’adesione allo sciopero è stata a livello nazionale tra il 65 e il 70% confermando i livelli di partecipazione della passata mobilitazione di marzo. In particolare le adesioni sono state intorno al 75-80% nelle aree operative di customer e di Open Access. Buona la partecipazione anche delle aree di vendita e supporto.

L’azienda deve ora dimostrare il proprio senso di responsabilità, richiamata all’ordine non solo dai lavoratori, ma anche da numerosi esponenti parlamentari e di Governo.

Leggi il Comunicato Confederale: telecom-com-su-sciopero-12-6-09.doc