Archivio della Categoria 'Rassegna Stampa'

Il repellente servilismo filopadronale di Raffaele Bonanni

Venerdì 13 Agosto 2010

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Bonanni: “… estremismo conflittuale della Fiom, vera responsabile del clima che sta avvelenando i rapporti sociali in Italia. …”

Dino Greco


La decisione con la quale il giudice del lavoro di Melfi ha reintegrato i tre lavoratori che la Fiat aveva cacciato per avere organizzato uno sciopero è un atto di giustizia di grande rilevanza per almeno due ragioni. In primo luogo perché spazza via l’equazione infamante in base alla quale Marchionne - col sostegno attivo di Emma Marcegaglia e Maurizio Sacconi, vale a dire della Confindustria e del Governo - ha cercato di assimilare una lotta sindacale ad un atto di sabotaggio. Non sarà sfuggito il sincronismo con cui la Fiat - che non fa mai nulla a caso - aveva assunto analoghi provvedimenti a carico di lavoratori di Termoli e di Mirafiori, nell’intento di scoraggiare sul nascere qualsiasi manifestazione di dissenso in qualsivoglia forma espressa. […]

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Strage di Bologna, Libero Mancuso, magistrato: «2 agosto, emblema dell’Antistato»

Venerdì 13 Agosto 2010

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Loriano Macchiavelli, classe 1934, nato a Vergato, nel bolognese, autore di pièces teatrali, racconti e romanzi polizieschi, è uno dei giallisti italiani più famosi. Nel 1990 uscì un suo libro, “La Strage”, ispirato appunto al massacro perpetrato il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Il libro venne subito ritirato dalle librerie per vicende legate alla strage stessa e solo nelle scorse settimane è stato ristampato da Einaudi (pp. 579, euro 21,00). Una vicenda incredibile della quale abbiamo parlato con Libero Mancuso, autore della prefazione e magistrato in pensione che si è a lungo occupato dello stragismo in Italia.

 Dottor Mancuso, il libro di Loriano Macchiavelli “La Strage”, pur nella sua struttura fantastica, è molto legato ai fatti salienti della storia della nostra Repubblica. Così legato da sparire nel 1990 dalle librerie, a pochi giorni dalla sua uscita, per la denuncia di un imputato nella strage di Bologna (successivamente assolto) che si ritenne diffamato. Un fatto incredibile strettamente legato alla storia dello stragismo?


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Fiat: Cremaschi, reintegro Melfi dimostra che azienda viola leggi -

Mercoledì 11 Agosto 2010

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Roma - «La condanna della Fiat a Melfi per antisindacalità con il reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati dimostra che l’azienda vuole operare contro leggi e contratti». Lo afferma Giorgio Cremaschi della Fiom Cgil, commentando la decisione del giudice del lavoro di riassumere i tre operai licenziati a Melfi. Sarebbe di «buon gusto», aggiunge il sindacalista, «se il ministro del Lavoro Sacconi, la presidente di Confindustria Marcegaglia e il segretario generale della Cisl Bonanni chiedessero scusa ai lavoratori licenziati e ora reintegrati». (AGI)

Liberazione 10/08/2010

Fiat: Landini, da azienda solo forzature reintegro è vittoria

Roma. Il reintegro da parte del giudice del lavoro dei tre operai della Fiat-Sata, licenziati il 13 e 14 luglio a Melfi per un presunto “sabotaggio della produzione” è «una grande vittoria» che dimostra come dall’azienda ci siano state solo “forzature” e che il tentativo di isolare le tute blu della Cgil sia fallito. …

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Liberazione 10/08/2010


Fine di un incubo per gli operai di Melfi -

Martedì 10 Agosto 2010

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http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=143896

I tre operai - Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino (entrambi delegati della Fiom) e Marco Pignatelli - furono licenziati perche’, durante un corteo interno, secondo l’azienda bloccarono un carrello robotizzato che portava materiale ad operai che invece lavoravano regolarmente.

 La “felicita’ 
per essere usciti da un inferno durato 32 giorni”, ma anche “la gratitudine per quanto e’ stato fatto dalla Fiom-Cgil”, sono il sentimento comune dei tre operai licenziati il 13 e 14 luglio scorsi dalla Fiat-Sata di Melfi (Potenza), e che saranno reintegrati sul posto di lavoro, dopo la decisione, depositata oggi, del giudice del lavoro, Emilio Minio. 
”Per me sono stati momenti molto difficili, anche perche’ stavo facendo i preparativi per il matrimonio” (celebrato il 5 agosto scorso) ha raccontato Antonio Lamorte, operaio di Rionero in Vulture (Potenza), ed anche delegato della Fiom. 
”Mia moglie ed io - ha aggiunto - eravamo molto preoccupati per il nostro futuro, a volte venivamo presi dall’ansia: e’ stato un vero incubo. Ora, chiaramente, ci siamo tranquillizzati. In fondo, pero’, sono sempre stato convinto che la giustizia avrebbe fatto il suo corso”. 
La coppia, il 23 agosto, partira’ in crociera per il viaggio di nozze. “Spero, al mio rientro in fabbrica - ha concluso Lamorte - di trovare una Fiat disposta a ristabilire la tranquillita’ e le corrette relazioni sindacali”. […]

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Dossier Telecom: Tronchetti indagato

Domenica 25 Luglio 2010

corserait-logo.jpg del 24 luglio 2010

MILANO - L’INCHIESTA SUGLI ILLECITI COMPIUTI DALLA «SECURITY» DI TELECOM

Ipotesi di associazione a delinquere anche per Buora

MILANO—Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora sono indagati a Milano nell’inchiesta sul dossieraggio illegale praticato dalla «Security» di Telecom negli anni in cui a guidarla era Giuliano Tavaroli. E la loro messa sotto inchiesta non avviene ora, ma è rimasta «blindata» da almeno 6 mesi. A cavallo, peraltro, degli uffici giudiziari di Roma e Milano.

 Gli ex presidente e vicepresidente di Telecom, infatti, non sono indagati ora come conseguenza del supplemento di indagini sollecitato di fatto alla Procura milanese dal giudice Mariolina Panasiti con la trasmissione il 28 maggio ai pm di alcuni atti dell’udienza preliminare, e in particolare degli interrogatori dei testi ammessi dal gup su richiesta delle difese degli imputati (come lo 007 privato Cipriani) o delle parti civili (come il giornalista Mucchetti) più attive nel sostenere la consapevolezza dei vertici aziendali rispetto agli illeciti commessi dalla loro «Security» e sinora sanzionati con sedici patteggiamenti (tra cui quelli di Tavaroli e delle persone giuridiche Telecom e Pirelli per corruzione in base alla legge 231) e dodici rinvii a giudizio al 22 settembre. […]

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Tronchetti Provera e Buora indagati a Milano. Il legale: «Estranei ai fatti»

Domenica 25 Luglio 2010

 ilsole24h-logo.jpg del 24 luglio 2010

 Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, rispettivamente ex presidente e vicepresidente di Telecom, sono indagati dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sul dossier illegale praticato dalla security aziendale negli anni in cui a guidarla era Giuliano Tavaroli.

 L’indagine su Tronchetti e Buora, come ha scritto oggi il Corriere della Sera, è stata «blindata per alemeno sei mesi, a cavallo degli uffici giudiziari di Roma e Milano». I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistema informatico e alla corruzione di pubblico ufficiale. 
La vicenda riguarda un presunto «mercimonio di tabulati telefonici» che sarebbe stato commesso in Telecom grazie al cosiddetto sistema Radar, un software usato dalla Tim per proteggere dal rischio-frodi il traffico sulla telefonia mobile ma che per una sua ‘fallà poteva anche essere utilizzato per estrapolare i dati senza lasciare traccia.

 Quattro anni fa il fascicolo venne aperto contro ignoti e venne chiesta anche l’archiviazione. Istanza che il gip romano respinse in quanto - anche alla luce dell’inchiesta milanese che già aveva portato a una serie di arresti - riteneva la possibilità di poter estrapolare i tabulati da sistema Radar senza lasciare traccia erano da addebitare a una responsabilità dei vertici dell’azienda.

Questo filone di indagine non ha nulla a che vedere con quello già trattato dal gup Mariolina Panasiti. Il giudice lo scorso 28 maggio, trasmettendo gli atti al Procuratore della Repubblica, ha sollecitato un supplemento istruttorio. […]

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Migliardi: “Tagli necessari, ma l’accordo si troverà” [IlSole24h]

Venerdì 16 Luglio 2010

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Il Financial Times bacchetta Telecom: “Si svegli”

Mercoledì 16 Giugno 2010

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[ZEUS News - 15-06-2010]

 http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=12571&numero=999

 Arriva dal Regno Unito l’ultima, decisa critica verso la decisione, presa da Telecom Italia, di restare al di fuori del consorzio costituito da Wind, Vodafone e Fastweb (con l’aggiunta in ultimo di Tiscali) per la costruzione di una nuova rete italiana in fibra ottica.

A muoverla è il quotidiano finanziario Financial Times, che non usa giri di parole: “Telecom Italia dovrebbe svegliarsi e annusare l’odore di caffé,” - scrive nell’editoriale Paul Betts - “mettere da parte le proprie tendenze monopoliste ed entrare nel consorzio”.

Al giornalista inglese - come peraltro a chiunque - non sfugge l’importanza strategica della creazione di una rete efficiente in fibra ottica: all’interno di un mondo sempre più connesso l’unica soluzione possibile per non restare tagliati fuori dallo sviluppo è aggiornare completamente le infrastrutture.

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Grillo: «Telecom ha venduto tutto.
Celebro il funerale della società» [Corsera290410]

Venerdì 30 Aprile 2010
CON UNA FASCIA A LUTTO IL COMICO È INTERVENUTO ALL’ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI

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clicca sull’immagine e guarda l’intervento integrale di Grill0 (*)

«Stimo Bernabè ma doveva denunciare le precedenti gestioni». L’ad: «Siamo un’azienda sana, viva e vivace»

ROZZANO (Milano) - «Se la Telecom in questi ultimi dieci anni ha venduto quasi tutto, le partecipazioni, gli immobili, addirittura le centrali telefoniche, il debito è rimasto di 34 mld, i ricavi sono scesi, la domanda da ragioniere è: dove sono finiti i soldi?». Alla domanda che pone Beppe Grillo intervenendo all’assemblea degli azionisti Telecom. «Semplice», risponde Grillo, «sono finiti in stock options milionarie, dividendi agli azionisti del salotto buono, che hanno spolpato viva la Telecom». Grillo suggerisce: «fate un’indagine nei confronti del management degli ultimi dieci anni e guardate il loro stato patrimoniale prima e dopo» l’ingresso in Telecom.

BERBABÈ - «Io stimo Bernabè», ha aggiunto il comico e blogger genovese, «ma non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare», ovvero «denunciare Colaninno, Buora, Ruggiero, ecc». Secondo Grillo bisognerebbe fare una legge che stabilisca che non si possono distribuire dividendi se il debito supera il 50% degli utili». Grillo si è presentato con una fascia nera al braccio». «Celebro il funerale della società - ha detto - la più grande società tecnologica del nostro paese ruba il futuro di mio, tuo figlio», quando decide di mettere in vendita gli asset tecnologici, esternalizzandoli in una una scatola (Ssc), che «sarà efficientata e venduta». Insomma, ha detto, «che futuro ha il paese quando Telecom efficienta gli ingegneri?». Secondo Grillo, «Telecom è morta ma si possono ancora espiantare gli organi ancora caldi». e in ogni caso, ha continuato, l’azienda dovrà «essere venduta a Telefonica, lo sappiamo tutti, o qualche gruppo internazionale».

D’ALEMA - Grillo ha quindi puntato l’indice sul «conflitto di interesse» del presidente Gabriele Galateri, che siede nel cda di 4 società. Il comico ha quindi rammentato che al tempo della Sip, quando i boiardi di Stato «rubavano» e quando «Pascale aveva acquistato per il proprio ufficio un Canaletto da un falsario e lo aveva messo in bilancio alla Telecom», l’azienda di tlc aveva un patrimonio immobiliare di 40mila miliardi: immobili, un parco auto e circa 300 partecipazioni in società nel mondo. Il suo debito era irrisorio, attorno a un miliardo di vecchie lire. Telecom è poi stata «disintegrata» dalla politica. «Bernabè non fa un nome - ha asserito Grillo - non menziona D’Alema, Draghi, Ciampi. D’Alema - ha detto Grillo - regalò a Colaninno, Gnutti e altri capitalisti la società, indebitandola con 45-46 miliardi di euro». Grillo ha infine criticato il fatto che l’azienda, pur essendo altamente indebitata, continui a distribuire dividendi. «È come se - ha spiegato - mentre la casa va a fuoco, si utilizzasse l’acqua per farsi la doccia».

«NON C’È NESSUN FUNERALE DA CELEBRARE» - «Non condivido assolutamente la scelta di presentarsi all’assemblea con una fascia per celebrare un funerale, qui non c’è nessun funerale da celebrare perché Telecom è un’azienda sana, viva e vivace e ha tutto il potenziale per tornare uno dei protagonisti».Questa la replica dell’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, alle ’accuse’ di Beppe Grillo. Anche Gabriele Galateri, presidente di Telecom Italia, nel prendere la parola dopo che si è conclusa la fase degli interventi dei piccoli azionisti, ha sconfessato Grillo: «Rifiuto categoricamente le affermazioni secondo cui l’azienda è in crisi. «Sentire che l’azienda è in crisi e la fascia funebre al braccio sono estremizzazioni fuori luogo», ha detto, riferendosi indirettamente al look di Beppe Grillo. «La ristrutturazione è necessaria per essere competitivi, per stare sul mercato e questo non vuol dire essere in crisi ma essere un’azienda viva», ha sottolineato Galateri.

 Corriere della Sera - Redazione online - 29 aprile 2010

(*) l’intervento di Grillo è tratto da You Tube ed è estraneo all’articolo del Corriere delle Sera qui riprodotto 

Telecom, una circolare annuncia la svolta: basta privilegi. Ma è un falso [Il Giornale]

Martedì 27 Aprile 2010

di Luca Fazzo

Nella compagnia telefonica è caccia all’autore della lettera su carta intestata di Franco Bernabè recapitata ai dipendenti: nel testo si proclama il taglio degli stipendi e dei benefit ai supermanager e si attaccano le banche.

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Tre pagine su carta intestata dell’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè, ed in calce la firma del medesimo: accuratamente falsificata, o semplicemente ritagliata ed incollata al computer prelevandola da una circolare autentica. Nelle tre pagine, l’annuncio di una svolta nella gestione della compagnia telefonica, a partire dal taglio delle retribuzioni e dei privilegi ai supermanager, e un attacco frontale ad una parte dell’azionariato della società, a partire dalla banche.

Tutto falso, dalla prima all’ultima riga. La circolare recapitata nei giorni scorsi a molti dipendenti di Telecom Italia è, verosimilmente, solo l’ultima impresa del gruppo di contestatori che si muove da tempo all’interno dell’azienda, mettendo in piazza i bonus e gli altri segreti del management. Ma questa volta il gruppo sceglie di alzare il tiro.

«Da quando ho preso in mano il timone di questo transatlantico - scrive il falso Bernabè - ho sempre avuto presente l’esternazione pubblica del prof.Rossi che affermava che Telecom ricordava la Chicago degli anni Trenta. I fatti, come ho avuto modo di verificare col tempo, confermavano lo scenario descritto». E via con le accuse: a Marco Tronchetti Provera che sarebbe «rientrato dalla finestra» tramite Mediobanca, a Mediobanca e a Intesa che avrebbero avuto come unici obiettivi «il massimo lucro possibile» e «non fare emergere nulla della gestione precedente», a fronte di una «azienda indebitata, con i ricavi in calo costante e il patrimonio disinvestito e cannibalizzato negli anni». Seguono nomi e cognomi dei manager e dei loro protettori: «manager inadeguati ma intoccabili e privilegiati perché espressione diretta della politica nepotistica che caratterizza il nostro paese».

Ma ecco l’annuncio della svolta: «In quest’ultimo anno mi riprometto di svolgere una attività rivoluzionaria rispetto alla precedente». Una politica a base di «sangue, fatiche, lacrime e sudore», realizzata con il taglio di tutti i bonus, delle auto aziendali, «la riduzione del 50% degli stipendi delle posizioni apicali (a partire dal mio)», «la individuazione dei danni causati dalle gestioni precedenti, la individuazione dei responsabili e l’avvio nei loro confronti di azioni risarcitorie». Tutto firmato da Bernabè, e tutto falso. Ma stavolta contro i misteriosi «pasquini» interni, i vertici di Telecom Italia potrebbero decidere di fare scattare la denuncia alla magistratura.