LETTERA APERTA DI UN CITTADINO LIBERO DELL’ITALIANISTAN

13 Marzo 2010

Salve, sono un cittadino dell’Italianistan

Vivo a Milano DUE in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in una azienda di cui è mero azionista il Presidente del  Consiglio. Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di   cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

 Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e  distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente  del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Soprattutto  guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.

Allora mi stufo e vado a navigare un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse!!! Per fortuna!!! ”

PS.: Tutte le persone che leggono la presente comunicazione hanno l’obbligo civile e morale di farla conoscere a quante più persone possibile.

FORZA ITALIANISTAN!

mister-b.jpg

NO MAFIA DAY - Le ragioni per manifestare il 13 marzo a Reggio Calabria

12 Marzo 2010

no-mafia-day.jpg 

MAFIA E POLITICA
Le ultime inchieste dimostrano che le cosche siedono nel Parlamento italiano. Ancora un segnale inquietante. Che non può passare sotto silenzio. Come non si può tacere di fronte alle infiltrazioni delle cosche nelle istituzioni locali, nelle società miste, nei grandi appalti, nelle liste per le prossime regionali e di fronte ai rapporti opachi tra mafia e massoneria, tra cosche e apparati deviati dello Stato. Esiste un gravissimo problema – mafie in tutta Italia e il Caso Calabria – ‘ndrangheta oggi deve diventare una priorità del Paese. 



IL RICATTO DEL LAVORO 
Ma sono le questioni del precariato e del lavoro nero il vero nodo. Che si tratti di migranti ridotti in schiavitù e deportati come è avvenuto a Rosarno o di giovani laureati, un contratto di lavoro resta un miraggio, così come una prospettiva di carriera e di vita indipendente. Zero controlli, corruzione dilagante, diritti calpestati, un contesto che alimenta il ricatto occupazionale della mafia (mediato dalla politica). Le battaglie per i diritti di cittadinanza, per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (tutti), per i diritti sociali sono le vere battaglie contro la mafia. A Rosarno esiste un vuoto di democrazia e di agibilità politica di cui occorre farsi carico. 



CONTROLLO DEL TERRITORIO
Tutti, o quasi, gli imprenditori e i commercianti meridionali pagano il pizzo: un cancro per lo sviluppo del sistema economico locale. A cui si aggiungono forme anomale, celate e “legalizzate” di imposizione del racket. Nonostante alcune campagne mediatiche lanciate dalle associazioni di categoria e alcuni singoli significativi casi di ribellione, ancora troppo poco è stato fatto. Serve uno scatto in avanti sul modello di quanto è accaduto in Sicilia. 



DISPREZZO DEL TERRITORIO
L’aggressione del territorio e l’assenza di cura delle risorse naturali sono la regola. Bisogna invertire la rotta contrastando le ecomafie, i traffici di rifiuti, andando a ripescare le navi dei veleni che stanno inquinando i mari italiani, contrastando progetti di devastazione ambientale come la centrale a carbone di Saline Joniche. 



DOVE VA IL DENARO PUBBLICO?
Bisogna dire no al Ponte, senza se e senza ma. Ed è indispensabile escludere le cosche dalla torta miliardaria legata a questa maxiopera: il meccanismo attuale, in assenza ancora di un progetto esecutivo, va in tutt’altra direzione. Per questo bloccare l’avvio dei cantieri è prioritario per combattere le mafie ed evitare gigantesche speculazioni. Da Nord a Sud, bisogna investire in infrastrutture utili, contrastare la corruzione e le infiltrazioni dilaganti, aumentare i controlli e garantire la trasparenza sugli appalti e i subappalti. 



INFORMAZIONE SOTTO ASSEDIO
Da Roberto Saviano a Rosaria Capacchione, da Lirio Abbate a Sandro Ruotolo, le mafie alzano il tiro contro i giornalisti più esposti. Ma sono tantissimi i cronisti intimiditi (cinque in Calabria nelle ultime settimane), meno noti e ancora più esposti alle ritorsioni delle mafie. Il No Mafia day difende i giornalisti liberi e vuole editori onesti.

 CONTRIBUISCI ANCHE TU ALLA REALIZZAZIONE DEL NO MAFIA DAY

donazione-no-mafia-day.png

Oppure attraverso BONIFICO BANCARIO:

Conto intestato all’Associazione  Cinque12 Banca Popolare di Milano C/C: 162

IBAN: IT08 F 05584 03260 000000000162

CAUSALE:Sottoscrizione Manifestazione NO MAFIA DAY

37 PORCATE AD PERSONAM [Il Fatto Q. di Marco Travaglio]

12 Marzo 2010

 

abbonati-a-il-fatto-q.jpg

 

Dal decreto salva-Milan alle rogatorie: 16 anni di leggi “cucite” addosso a Silvio Berlusconi

di Marco Travaglio

   Con il cosiddetto “legittimo impedimento” sale a 37 il numero dei provvedimenti ad personam varati dal 1994, cioè dall’entrata in politica di Silvio Berlusconi, contando soltanto quelli di cui si sono giovati personalmente il premier o una delle sue aziende.

1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.  […]

LEGGI TUTTO: 37-porcate-ad-personam.pdf

 da: “Il Fatto Quotidiano” di venerdì 12 marzo 2010 

abbonati-a-il-fatto-q.jpg

 DAI FORZA ALLA LIBERA INFORMAZIONE, ABBONATI ORA:

http://www.antefatto.it/prenotazioni

 

 

VOI SPECULATE, NOI CI PRENDIAMO LE PIAZZE - UNITI CONTRO LA CRISI

12 Marzo 2010

Siamo lavoratori e lavoratrici di varie aziende di Torino e provincia che oggi sono in piazza perché stiamo subendo sulla nostra pelle gli effetti della crisi economica. Siamo lavoratori da mesi senza stipendio, cassintegrati, in mobilità, precari ai quali non è stato rinnovato il contratto, vittime sacrificali di una crisi di cui spesso sembrano non se ne colgano i responsabili. Eppure essi sono vicino a noi, hanno nomi e volti ben precisi: sono i “nostri” manager, i “nostri” Amministratori Delegati, i “nostri” Consigli di Amministrazione, coloro che in questi anni ci hanno spremuto (spesso con stipendi che non arrivano a 1000 euro al mese), coloro che, insieme ai loro amici banchieri, hanno rastrellato denaro e profitti ed ora, dopo aver mandato a picco l’economia, decidono che le “perdite” devono essere divise fra noi lavoratori.

  Di fronte a questo scempio avevamo due alternative: la depressione più acuta e la ricerca di una soluzione individuale (quando siamo fortunati); oppure reagire e dire basta. Abbiamo scelto questa seconda strada: ci siamo organizzati in assemblee permanenti o collettivi, abbiamo fatto scioperi, presidiato o occupato le nostre aziende, organizzato presidi e manifestazioni nella città, intentato cause legali, il tutto per difendere il nostro lavoro e il nostro salario. Il 27 febbraio scorso ci siamo riuniti, eravamo in tanti/e. Abbiamo detto: basta ignoranza, basta divisione, basta delega a funzionari politici o sindacali.

I nostri diritti dobbiamo difenderceli prima di tutto da soli/e, perché nessuno lo farà al posto nostro, e soprattutto nessuno lo farà se non alzeremo la voce e scenderemo in lotta.  Per questo abbiamo dato vita ad ALATO: l’Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati di Torino.  Sappiamo che non siamo i soli a subire gli effetti della crisi: per questo partecipiamo insieme agli insegnanti e agli studenti allo sciopero e alla manifestazione contro la Riforma Gelmini e i pesanti tagli al personale della Scuola, della Ricerca e dell’Università. Siamo qui parlare con voi, per scambiarci le esperienze, per manifestare insieme la nostra rabbia e la nostra volontà di resistere, di non regalare il nostro lavoro,il nostro reddito, la nostra vita, ai “nostri” padroni e ai “nostri” governanti.

  L’ultimo schiaffo del governo Berlusconi ci è arrivato pochi giorni fa: con il “collegato lavoro” alla Legge Finanziaria (d.lgs 1167), è stato picconato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, una delle grandi conquiste dei nostri genitori, che tutela il lavoratore da licenziamenti discriminatori ed immotivati. Con l’introduzione dell’”arbitrato”, si apre la stagione dei contratti individuali e si smantella il CCNL, col suo portato di tutele e diritti che esso comporta. Ci vogliono agnellini mansueti pronti al sacrificio quando i padroni ne hanno l’esigenza, pronti a ringraziare per lavori precari a stipendi di merda che ci vorranno elargire…

   Di fronte a questa ennesima “rapina a mano armata” dei nostri diritti, a questa ennesima frustrazione dei nostri interessi, non ci rimane che… resistere, metterci di traverso, difenderci. Insieme dobbiamo farlo, insieme possiamo farcela.

      I lavoratori e le lavoratrici di ALATO (Agile/Eutelia, Azimut Yachts , Bibliocoop-Università di Torino, Comdata, Cooperative Sociali, E-Care, Fiat Mirafiori, Lear, Omnia/Voicity, Scuola, ex-Thyssenkrupp) 

Firma separata su “dichiarazione comune” in materia di arbitrato

12 Marzo 2010

CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro

Dipartimento Politiche attive del Lavoro

cgil-dip-politiche-lav.png

 

Roma, 11 marzo 2010

Care compagne e cari compagni,

 nella giornata di oggi 11 marzo si è consumata una grave rottura tra le organizzazioni sociali. Approfittando di una convocazione del Ministro del lavoro per discutere di “modulazione dell’orario di lavoro in funzione della conciliazione delle necessità di conciliazione”, su iniziativa della Cisl, cui si sono accodate le altre organizzazioni sindacali e cui ha fatto riscontro la condivisione di quelle datoriali, si è proceduto alla stipula di una “Dichiarazione comune” in materia di arbitrato. Secondo questo testo, le parti si impegnano a dare corso al negoziato per definire linee guida per l’utilizzo, convenendo che l’arbitrato secondo equità non dovrà applicarsi alle “controversie in materia di risoluzione del rapporto di lavoro”. Il Ministro ha “preso atto con favore” e si è impegnato a fare propri i contenuti del futuro avviso comune come base per il decreto che spetterà a lui emanare.

 La Cgil ha espresso il suo netto dissenso sul metodo, davvero inaccettabile, e si è dichiarata indisponibile sul merito, giudicando la legge pessima e le norme sull’arbitrato e sulla certificazione, non toccata dalle parole della dichiarazione comune, a forte rischio di incostituzionalità. Di seguito di riportiamo il comunicato emesso al termine dell’incontro:

“La legge sulla certificazione e l’arbitrato è sbagliata e incostituzionale, per questo non solo la via dell’avviso comune non è percorribile ma svilupperemo tutte le iniziative necessarie per cambiarla, a partire dallo sciopero generale di domani”. E’ quanto afferma Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, dopo la dichiarazione di intenti per un avviso comune in materia di arbitrato, siglata oggi dalle parti sociali ad esclusione della Cgil.

“In una riunione convocata al ministero del Lavoro su altro argomento - aggiunge il dirigente sindacale - si è consumato un accordo separato sull’applicazione di una legge che, come è noto, la Cgil non condivide. Perché lo si è voluto fare e proprio oggi? La legge, che per altro non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, prevede un anno di tempo prima di entrare in vigore. Tutto questo lascia pensare che si sia voluto operare in modo preordinato una grave rottura tra le parti, con la complicità del governo, alla vigilia dello sciopero generale”.

“A questa legge sbagliata, e a questo accordo sbagliato, - conclude Fammoni - reagiremo con tutte le iniziative necessarie, a partire dallo sciopero di domani, con una capillare informazione, con assistenza legale ai lavoratori e attivando i percorsi per fare emergere la sua incostituzionalità”. Seguirà nei prossimi giorni un esame dettagliato dei problemi lasciati irrisolti dalla “Dichiarazione comune”. Cordialmente

Il Segretario Confederale  Fulvio Fammoni

Il  Coordinatore del dipartimento  Claudio Treves

Il capo del governo [di elsa Morante]

12 Marzo 2010


”Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di

delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la

condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché

il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per

insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e

tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle

sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto

che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il

dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie

sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile

effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo

onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto

seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi

atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della

gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il

capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza

credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di

famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si

circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile,

e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un

proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole

rappresentare.”



Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a

B.Mussolini…





PS.: Basta con questo peso: ESPELLIAMOLO!!!!

IL GRANDE VAURO

160405-copia.gif

PER NON PIANGERE [da L’Espresso Multimedia]

8 Marzo 2010

1268061233761_vignetta6.jpg

 1268050453250_03.jpg

1268061278818_silvioeleregole.jpg

http://espresso.repubblica.it/multimedia/23462253/1

LUNEDI 8 MARZO H 21.15 SU LA7 “L’INFEDELE”. GAD LERNER TRATTERA’ “IL CASO SPARKLE-FASTWEB”

8 Marzo 2010

linfedele-la7.jpg

Questa sera su La 7 alle 21.15 nella trasmissione di Gad Lerner, “L’Infedele” si parlerà delle vicende legate alla presunta evazione fiscale e di riciclaggio inerenti il caso Sparkle – FastWeb

gad-lerner.jpg

RIPRENDONO LE CESSIONI DI RAMO D’AZIENDA IN TELECOM ITALIA SPA: “IT OPERATIONS” TRASLERA’ IN SSC s.r.l.

8 Marzo 2010

da www.esternalizzati.it: 

Il 31 marzo p.v., i lavoratori di IT Operations oggi dislocati in 18 sedi nell’ambito del nostro Paese, si ritroveranno in una nuova azienda, per effetto dell’art. 2112 del C.C..

I loro rapporti di lavoro si trasferiranno senza soluzione di continuità nella New.co, della quale acquisiranno la contrattazione vigente. L’intento di Telecom Italia SpA è quello di trattenere a sé le attività di indirizzo e di progettazione informatica, per cedere in outsourcing quelle operative.SSC acronimo di Shared Service Center è una s.r.l. con sede legale in Roma, via di Tor Pagnotta n. 90 che dovrebbe garantire, al Gruppo Telecom, servizi “end to end” volti ad una ottimizzazione delle architetture informatiche aziendali.

La ripresa delle cessioni di ramo d’azienda preoccupano notevolmente i lavoratori interessati per gli epiloghi delle precedenti avvenute in Telecom (e nel suo Gruppo) che, a partire dal 2000, hanno ridotto mediamente della metà i lavoratori, indotti a licenziarsi soprattutto attraverso procedure di mobilità cosiddetta “volontaria” (Artt. 4 e 24 L. 223/91). Solleva apprensione ancora maggiore la verosimile libertà d’azione concessa all’outsourcer, racchiusa in un passaggio contenuto nella lettera di innesco della procedura: “Sarà quindi compito di SSC avviare tutte le iniziative di razionalizzazione nei propri costi industriali, compreso l’efficientamento dell’organico in forza, al fine di conseguire i livelli di competitività necessari”.

E’ evidente che, se dovessero mancare delle clausole di salvaguardia occupazionale nell’accordo di cessione, potrebbero sussistere le condizioni per assimilare tale operazione ad un licenziamento collettivo e come tale, andrebbe subito impugnato di fronte alla magistratura.

Se agganciata ad una monocommittenza, la cessione di ramo d’azienda trasformerebbe un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (tuttora in vigore presso Telecom) in uno a tempo determinato in SSC, perché legato ad una scadenza contrattuale definita e non automaticamente rinnovabile  st

 giovanni_sgarlata-esodo.jpeg

FINE DELLE TRASMISSIONI

3 Marzo 2010

 censura.jpg

Click. Mauro Masi sospende quattro trasmissioni per un mese: Annozero, Ballarò, Porta a Porta e l’Ultima parola. Rientrato da una settimana di sole tropicale, il direttore generale ha spento con una delibera del consiglio di amministrazione – approvata con 5 sì (la maggioranza) e 4 no (l’opposizione più Garimberti) – gli spazi di approfondimento del servizio pubblico.

La Rai doveva applicare la contestata norma sulla par condicio della Vigilanza che, in sintesi, equipara l’informazione giornalistica alla comunicazione politica: alla tribune elettorali anni ‘70, una parola ciascuno, un torto a nessuno. I conduttori potevano lavorare trattando con i bisturi – ovvero senza fare riferimento ai partiti – argomenti di cronaca e di attualità.

 Ci aveva provato Annozero nelle scorse puntate, prima con l’inchiesta sulla Protezione civile e poi con la droga, i giovani e il cantante Morgan. Ci stava provando Ballarò con un dibattito sul costo della vita. Tutto inutile. Masi ha forzato il regolamento della Vigilanza già di per sé incostituzionale rispetto alla legge sulla par condicio e, sperperando milioni di spettatori e di euro (circa 4 in meno di introiti pubblicitari), impone all’azienda il silenzio sulle notizie.

Quelle notizie che saranno esclusiva di Augusto Minzolini, del Tg1 che ha assolto il corrotto David Mills, nonostante la sentenza di prescrizione della Cassazione. 

Leggi tutto:  mannaia-del-cda-rai.pdf